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Franco Brescianini superata la soglia dei cinquant'anni,
ha dietro di sé un'importante carriera di pittore.
La sua biografìa, ancorché non recentissima,
dice che ha vinto premi in mostre nazionali ed internazionali
di grande prestigio. Ciò comprova come egli goda di
vasta notorietà e di particolare prestigio negli ambienti
che contano nella pittura contemporanea internazionale.
Risultato evidentemente dovuto all'impegno senza sosta nella
ricerca di una espressività sempre nuova e di un discorso
sempre più complesso e tuttavia immediato da proporre
al suo pubblico, approfondendo in sé, nella psiche
e nell'intelletto, motivi di umana urgenza e di speculazione
intuitiva.
Dice di se stesso, in maniera concisa, ma chiara ed espressiva:"Nei
miei quadri non mi interessa riprodurre quello che vedo. Sono
sempre stato un creativo. Mi ispiro ad artisti come Francis
Bacon ed Egon Schicle e sono legato alla corrente dell'espressionismo
tedesco, anche se la rielaboro in modo personale".
È l'inizio di un discorso più lungo, che riprenderemo,
seguendo le tappe della sua variegata e intensa carriera.
Per ora sottolineiamo che ha saputo, in poche righe tracciare
la propria fisionomia d'artista, rivelandoci, sia pure per
sommi capi, le fonti e gli intendimenti della sua arte.
Ha privilegiato la strada della ricerca personale, dell'originalità
nel tratto e dell'espressione, pur mantenendosi nei binari
di una tradizione che reca le stigmate della modernità.
Premesse non eliminabili di chi intende l'arte non già
come pura evasione o come sogno, ma come vita rivissuta nell'intimità
del proprio io e collegata per sottintesi messaggi al tempo
e alla società di cui si sente parte viva. Il cammino
percorso dell'artista Brescianini appare dinamico e variegato
aperto a tutte le esperienze (quella musicale, fra le altre)
che hanno finito col confluire fatalmente, nella predominante
propensione pittorica.
Nato in un paese del bresciano, il nostro pittore è
cresciuto in una famiglia numerosa di tipo patriarcale che
gli ha inculcato il culto dei valori morali e le virtù
della caparbia e solida gente di campagna.
Quella di una volta, naturalmente. Suo padre era sarto o meglio
gestiva una sartoria e Franco, ancora bambino, coltivava in
sé una insopprimibile predisposizione al disegno, alla
ricerca estetica, proponendo "modelli esclusivi"
che venivano realizzati nel laboratorio con successo.
Dunque. Brescianini. per sua stessa ammissione, nasce come
figurinista: un breve tragitto nella sua carriera, poiché
non appena gli è stato possibile ha voluto dedicarsi
totalmente all'unica attività che gli era consona,
la pittura, cui pareva essere da sempre predestinato.
Ma ascoltiamo ancora le sue parole, estremamente espressive
di quell'esperienza:"Da ragazzo ho fatto per alcuni anni
lo stilista e il figurinista. Ho poi abbandonato questa professione
per dedicarmi alla pittura. Anche se ho frequentato corsi
di disegno posso dire di essere un autodidatta. Da giovane
dipingevo paesaggi, poi mi sono dedicato al figurativo e in
particolare all'immagine femminile".
Sintesi estremamente espressiva di un'attività ricca
e multiforme che cercheremo di seguire e di illustrare con
la maggiore attenzione possibile.
Dunque, il giovane Brescianini ha iniziato la vera e propria
carriera artistica come paesaggista, una trentina di anni
fa e le critiche e i cataloghi di cui disponiamo ci riportano
ai primi "scorci di valli montane, assolate distese di
campi, modesti abituri o dimore patrizie affioranti da un'aura
perlata, di un grigio cangiante e talora fatiscente mediato
dall'ombra dei tratti: un assieme che ammicca al passato ma
si esplica nel contrasto dei piani, dei toni e del mezzo tecnico
con avanguardistica e attuale misura" (Mario Pistono).
In quell'epoca, cioè fino alla metà degli anni
'70, Brescianini si dedicava con passione al tema delle nature
morte, raggiungendo effetti di estrema vivacità, evitando
la riproduzione "dei pezzi" consueti a tale genere
di pittura e intessendo trame in cui "spettrali bianchigie"
di ossa supportano congerie di oggetti inventati, sapientemente
confusionati e armonizzati in una coinvolgente unità
di toni".
E contemporaneamente alle nature morte fanno la loro apparizione
nei quadri di Brescianini le figure umane che. in diverse
forme, cominciano a popolare i mondi astratti delle sue elaborazioni
polimorfe.
Così troviamo visi dai lineamenti essenzializzati.
figure in parte robotizzate ma non prive di quell'afflato
umano che sarà presente, inevitabilmente, perché
fa parte della personalità dell'autore, in tutte le
sue opere future. Tuttavia in questi primi apocalittici quadri
impregnati di giovanile vigore e ipervitalità, non
manca mai la nota gentile di un fiore o di un "orpello"
femminile a ingentilire l'atmosfera di desolata aridità
che richiama, con apprensione, le ombre di una società
in cui il degrado morale dilaga con progressiva e inevitabile
fatalità.
Così come è inevitabile l'intima indignazione
che ne deriva, il rancore e il desolante pessimismo di cui
egli si fa carico, e che sono destinati a placarsi solo col
tempo anche se celatamente presenti o diffusamente intuibili
nelle opere più recenti.
E le sue figure femminili, fantasmi di un passato che. significa
anche di "un tempo migliore", appaiono ancora come
"pretesti per dipingere in un artista che a tutti appare
introverso, ma il cui temperamento erompe spesso con esuberanza
di temi, con una fine coscienza tonale e una equilibrata disposizione
di volumi nello spazio pittorico, volumi che esemplificano
un tipo di maturità consona alla sua invidiabile ancor
giovane età" (Mario Pistono).
Il noviziato di Brescianini non doveva però protrarsi
a lungo: il giovane pittore pieno di talento trovò
presto la propria strada maestra convincendo anche gli altri
e ci riferiamo soprattutto alla cerchia familiare piuttosto
diffidente, in un primo tempo verso la sua vocazione "con
lo sguardo in tralice di chi sta con i piedi ben piantati
per terra" poiché era convinto egli stesso che
quella soltanto poteva essere la sua strada.
E a poco a poco, senza abbandonare le direttive tracciate
dai grandi maestri che sentiva più vicini a sé.
e avendo riscontrato affinità e consonanze con l'espressionismo
tedesco, prese avvio da quella corrente che intendeva contrapporre
alla serena visione coloristica degli impressionisti un arte
che fosse contestazione della società borghese e drammatica
espressione del mondo interiore e soggettivo dell'artista.
Soprattutto in questo senso, della ricerca psicologica e dell'indagine
intima, si è svolto il progressivo evolversi della
pittura di Brescianini, che non ha dimenticato, ma continuamente
riproposto, in immagini rielaborate, le accentuate deformazioni
formali e i contrasti cromatici della pittura di Munch.
Forse, riprendendo un osservazione formulata da un critico,
per altro non identificato, il riferimento stilistico delle
opere più recenti di Brescianini è quello della
matrice cubista - futurista con accentuata tendenza a dare
alla forma una vitalità boccioniana. Ne deriva, nelle
tele esposte in occasione della mostra personale allestita
alla Galleria Cortina di Milano, una impressione di immagini
sempre in movimento, spinte da una forza interna che vorrebbe
sconvolgerle, ma che rimane solida nei suoi riferimenti figurativi.
"Il disegno si tende, e vibra, a volte fino alla convulsione
e tuttavia riesce a conservare una potenzialità fermissima,
mentre il colore sfuma in screziature liquide di bianco, compattandosi
in armoniose tonalità di ocra e grigi esaltati da sapienti
pennellate di sanguigno".
Questi quadri di cui riportiamo qualche titolo, come quello
estremamente espressivo di "volata" e ancora di
tentativo di evasione fanno parte di un settore della mostra
intitolata dall'artista stesso "L'ultima fetta (il potere)",
dove egli appare evidentemente ispirato alle vicissitudini
contemporanee della vita politica e del progresso tecnologico.
Opere queste, di grande potenza espressiva e di innegabile,
suggestione, che ci coinvolgono nel sottinteso discorso di
denuncia sociale e di volontà di evadere.
Ma accanto a questo gruppo di tele "impegnate" ricompare
inevitabilmente, in un diverso settore della mostra, il tema
più caro a Brescianini. quello della figura femminile,
presente in una serie di nudi, in cui una tecnica personalissima,
adottata ormai costantemente, si esalta in un cromatismo appena
velato che lascia emergere figurazioni moderne di alto livello.
Pregio estetico, dunque, grazia accattivante, armonia di linee
che tracciano sinuose volute e accennano a sofferenze pudicamente
e tenacemente nascoste dietro le palpebre abbassate per non
turbare il sogno di una bellezza misteriosa e insinuante,
moderna ma antica come l'arte.
E dietro le figure inquietanti e quasi mistiche, che tacciono
e tuttavia sembrano raccontare storie misteriose, è
notevole il paesaggio, sempre immerso in un'atmosfera soffusa
e romantica, dove la scelta cromatica appare vasta ed estremamente
calibrata.
Paesaggi in cui la realtà, convive con l'ideale, e
la fantasia fa da supporto al vero, lasciando intendere che
dipingere significa "esprimere attraverso il colore"
le proprie intuizioni spirituali.
Ed è proprio nel binomio "immagine - colore"
che Franco Brescianini rivela la sua attenta indagine estetica,
la sua tempra di autentico artista, capace ancora oggi di
riproporre temi del passato, lontano o recente, in chiave
lirica e appassionata ma con una tensione e una vibrazione
emotiva assolutamente moderna, poiché il "segno
nascendo dal modulo stantio vibra, si tende, scatta e nel
contempo una sua potenzialità fermissima, mentre il
colore gioca in screziature liquide di bianchi, sciogliendosi
in variazioni sottili di tono".
Gian Piero Rabuffi
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